Il sistema scolastico giapponese è qualcosa di fortemente strutturato, orientato a formare la persona non solo sotto l’aspetto meramente culturale, ma anche sotto quello caratteriale e della personalità.

Fin da piccolo il bambino nipponico impara a relazionarsi con gli altri, a condividere le esperienze con i compagni e a ubbidire a un suo superiore, ovvero l’insegnante.

La scuola giapponese propone quindi un sistema gerarchico sotto il quale stare, che ha il compito di trasmettere ai ragazzi ordine, sacrificio e disciplina, avendo a che fare con delle regole.

Per lo studente lo scopo è quello di seguire un percorso che non deve essere visto a compartimenti stagni, ma come un unico filone in grado di formare la preparazione culturale e di vita di ciascuna persona, a partire dall’asilo per arrivare all’università.

Il rigore delle scuole giapponesi non può essere troppo violato.

In caso di sospensione o di bocciatura spesso lo studente è costretto a cambiare scuola (sostenendo esame di ammissione), e ciò ne va del proprio onore.

La scuola in Giappone gioca dunque un ruolo decisivo sulla formazione morale e culturale del giovane e difficilmente ammette infrazioni alle regole.

Così come disobbedire viene segnalato nel curriculum scolastico che ciascun studente si porta anche nel mondo lavorativo, anche per la scuola stessa avere uno studente “ribelle” porta a macchiare la nomea e l’immagine dell’istituto.

Niente gioielli, capelli in ordine, cura nel proprio aspetto e tutto è mantenuto attentamente sotto controllo, anche nei periodo di vacanza attraverso raccomandazioni, consigli morali, etici e comportamentali..

Questa mentalità porta gli studenti ad essere quasi considerati dei piccoli sudditi in un sistema estremamente severo, a muoversi in maniera “pilotata” senza un minimo di autonomia.

Uno studente giapponese che si può incontrare in metropolitana oppure in città al mattino, muta totalmente atteggiamento una volta che varca i cancelli dell’istituto, ponendosi in modo altrettanto rigido, schematico, precostituito.

Se da un lato tale sistema scolastico porta ad un innalzamento totale del livello culturale ed educativo, dall’altro genera estrema rigidità di pensiero che potrebbe, alla lunga, rappresentare una debolezza, poichè allontana le persone e i giovani dalla risoluzione pratica dei problemi che la realtà quotidiana propone.

Quando Inizia la Scuola in Giappone e Quanto Durano le Vacanze

La scuola in Giappone inizia durante il mese di aprile e termina nel mese di marzo dell’anno successivo, ma i ragazzi non vanno a scuola 11 mesi, poichè il concetto è un po’ differente rispetto il nostro italiano.

Noi facciamo 9 mesi di scuola e 3 di vacanze estive, con una pausa per il periodo natalizio, mentre i giapponesi seguono un percorso diverso.

Le vacanze estive durano 6 settimane e per l’inizio del nuovo anno solare vengono loro concesse 2 settimane di pausa, inoltre rimangono a casa in occasione di tutte le festività e ricorrenze nazionali.

Dal termine dell’anno scolastico, all’inizio di quello successivo, trascorrono solamente un paio di settimane circa, prevalentemente occupato dagli esami.

A scuola i bambini giapponesi trascorrono moltissimo tempo della loro vita giovanile e molti cartoni animati sono infatti ambientati in tale contesto proprio per questo motivo.

L’ingresso alle elementari avviene a 6 anni, ma a differenza nostra, il cammino è protratto per 6 anni ulteriori e non per 5.

Quindi dalla scuola elementare si esce a 11-12 anni circa per poi affrontare le medie inferiori, fino a 14-15 anni, quando viene portata a termine la scuola dell’obbligo.

Le superiori si protraggono fino a 17 anni, mentre università o college sono in genere previsti in 4 anni complessivi.

Se da una prima analisi tutto parrebbe simile al sistema occidentale, almeno come divisione di categorie (dalle elementari all’università), ciò che varia è l’orario scolastico delle lezioni, che in terra del Sol Levante inizia alle 8 del mattino per terminare alle ore 15.

Poi vi sono le attività parallele, sportive o culturali, che occupano ulteriormente i ragazzi ancora per qualche ora, oppure, in alternativa, spazio al doposcuola che prosegue fino alla sera (chiamato juku), anche fino alle ore 23, quando gli allievi rincasano per prepararsi al giorno seguente.

Durante l’anno l’istruzione giapponese prevede diversi test che hanno lo scopo di misurare la preparazione dello studente mediamente ogni 6-7 settimane, in modo da mantenere sempre viva la mente e lo stimolo relativo all’apprendimento.

Questo sistema scolastico, pur essendo molto duro, ha portato ottimi risultati a livello culturale, proiettando la popolazione giapponese ad essere tra le più istruite in assoluto a livello mondiale e riducendo a zero la percentuale dell’analfabetismo.

Ma la mentalità creatasi è quella che porta a riflettere: alle scuole superiori (ad esempio il liceo), si iscrive la quasi totalità della popolazione ammessa, con una media superiore al 98%.

Ciò significa che grazie ad un metodo fermo, deciso e strutturato, lo studente viene portato automaticamente a studiare e a proseguire gli studi, alimentando in lui il desiderio della conoscenza.

Anche le iscrizioni all’università registrano buoni risultati percentuali. I corsi sono per la maggior parte dei casi con durata quadriennale, ma non è usanza presentare la tesi finale.

Diversi test sparsi all’interno del programma dei corsi e con cadenza periodica, hanno il compito di misurare il livello di preparazione dello studente universitario in base al programma.

Durante la giornata esiste un tempo che è dedicato alla pulizia dell’edificio scolastico: corridoi, atri, aule, laboratori, servizi.

Nelle scuole giapponesi non esistono infatti i bidelli, ma sono gli stessi studenti che, insieme ai loro insegnanti, stabiliscono i turni per garantire l’igiene quotidiana agli ambienti, bagni compresi.

Le uniformi scolastiche Giapponesi

La divisa scolastica rappresenta un must per la scuola giapponese, al punto che sia nei film che nei cartoni animati e fumetti manga studenti e studentesse vengono spesso rappresentati proprio con l’uniforme della scuola, obbligatoria fino alle superiori.

Maschi e femmine hanno la divisa estiva e invernale e una volta indossate, le regole comportamentali appaiono molto rigide e ferree, anche perchè il numero massimo di studenti per classe può arrivare a 40, non proprio un numero facilmente gestibile da un solo insegnante.

I ragazzi indossano divise scure, tendenzialmente nere, con bottoni ottonati e colli rigidi e alti, mentre le ragazze portano una camicia bianca con una divisa blu con gonna a pieghe.

Alcune scuole richiedono uniformi differenti e molti studenti scelgono dove iscriversi in base alla praticità dell’uniforme.

Le materie di studio nella scuola giapponese

D’obbligo è lo studio della lingua inglese a partire dalle scuole elementari e medie, ma non tutti hanno facilità di parlata dato che per concezione nipponica la maggior parte degli esami si svolge in forma scritta e non orale (indipendentemente dalla materia).

Questo comporta una notevole difficoltà pratica.

Questa è forse una delle curiosità delle materie oggetto di studio della scuola nipponica. Per quanto riguarda le altre, molte sono del tutto simili alle nostre, almeno come genere.

  • Scuola elementare: giapponese, matematica, arte, educazione fisica, civica, musica, inglese, storia del Giappone, storia generale, attività territoriali (primi due anni), scienze naturali e sociali (a partire dal terzo anno) economia domestica (dal quinto anno).
  • Scuola media: giapponese, matematica, arte, educazione fisica, igiene, economia domestica, educazione tecnica, scienze sociali e naturali, storia del Giappone, storia generale, inglese.
  • Scuola superiore: del tutto simile alle scuole medie inferiori con l’aggiunta di informatica e giapponese antico.
  • Indirizzi superiori: commercio, pesca marina, attività domestiche, informatica, ginnastica, assistenza infermieristica.
    Gli indirizzi superiori sono scuole scelte da alcuni studenti che hanno un preciso orientamento lavorativo.

Come si Svolge la giornata scolastica Tipica di un giapponese

In Giappone la giornata scolastica è intensa, a partire dalle elementari. Mattina e pomeriggio, da lunedì fino al venerdì, con il ritrovo a partire dalle ore 8 per poi iniziare alle 8.40.

Gli insegnanti hanno ogni mattina una riunione tra colleghi e una riunione di classe con anche gli studenti, tutto prima dell’orario di inizio.

Le lezioni hanno durata di 50 minuti con un intervallo di 10 minuti tra una materia e la successiva.

L’usanza vuole che ciascuna ora di lezioni abbia inizio e fine con un saluto, in segno di rispetto verso l’insegnante, figura gerarchicamente superiore all’alunno. Il pranzo è fissato in mensa per le ore 12 circa e poi riprendono le lezioni fino alle ore 15 o anche alle 16, a seconda dei casi.

Sostanzialmente le scuole giapponesi seguono il seguente programma: il buongiorno alle ore 8, poi la riunione e la meditazione prima dell’inizio delle lezioni, le quali terminano alle ore 12 per il pranzo.

Dalle ore 13 le lezioni riprendono fino alle 15, per poi dedicare l’ultima ora alla pulizia delle aule e degli spazi condivisi.

A seguire iniziano le attività dei club, le quali possono durare una o due ore, a seconda degli orari e dei casi.

Poi lo studente è libero di ritornare a casa oppure, in caso seguisse il dopo scuola, prosegue la sua attività scolastica rimanendo in istituto.

Difficilmente il tempo dedicato al club si protrae oltre le ore 18.

Le lezioni in Giappone

Di solito le lezioni sono passive, almeno nella stragrande maggioranza dei casi.

Ciò significa che lo studente ha pochissimo margine di intervento, ha pochissima autonomia e interattività pressochè nulla: il professore parla e scrive alla lavagna, l’alunno ascolta e copia ciò che viene scritto.

La finalità è quella di informare, di trasferire nozioni, tralasciando la capacità di ragionamento.

Lo studente è sottoposto a concetti continui che deve accumulare per poter rispondere poi alle domande scritte del test, ma sviluppa pochissime capacità di pensiero.

Egli viene a conoscenza di una cosa, ma non è in grado di capirne il motivo, non viene messo a conoscenza del perchè e delle varie motivazioni.

Ad esempio: all’alunno viene trasferita la nozione che il riscaldamento terrestre porta a gravi conseguenze ambientali, ma non gli viene spiegato il motivo scatenante.

In questo modo la possibilità di pensiero si riduce.

In aula regna un silenzio assoluto poichè non c’è nemmeno il tempo per poter intervenire dal banco, dato che non è nemmeno ammesso.

Al contrario avviene invece l’approccio universitario, il quale riconduce allo sviluppo di un approccio più critico e ragionamentale, ma ormai lo studente ha formato gran parte della sua personalità e del proprio carattere e difficilmente potrà portare con sì tale sistema apparentemente nuovo, da lui scoperto intorno ai 16-17 anni.

Gli esami in Giappone: tutti all’inferno

Non solo sono da sostenere gli esami in fase di preparazione scolastica (un paio a trimestre), ma questi rappresentano una discriminante fondamentale per entrare nella scuola prescelta. Sono vere e proprie prove di ammissione che danno accesso agli istituti privati, a partire anche dalle scuole elementari.

La scuola pubblica giapponese offre un livello di istruzione poco apprezzato e di livello medio basso, così moltissimi genitori preferiscono mandare i loro figli nelle scuole private, le quali sono a rischio sovraffollamento.

Ciò significa che l’esame in Giappone non si ha tanto quando si esce da una classe o da una scuola, ma quando si desidera entrare in un altro istituto.

Il titolo di questo paragrafo può sembrare una minaccia, ma sono gli stessi studenti nipponici che sono soliti definire il periodo che intercorre tra la fine dell’anno scolastico e l’inizio del successivo come “inferno degli esami”, ovvero shiken jigoku, che caratterizza i mesi di marzo e aprile.

La particolarità deriva del fatto che i test di ammissione sono molto complessi e difficili ed è inusuale che un alunno riesca a superarlo esclusivamente facendo leva sulle capacità proprie e attingendo dal grado di istruzione che gli viene fornito.

Per questo il dopo scuola, che viene organizzato e seguito dagli alunni a pagamento, ha il compito di integrare le normali lezioni giornaliere con un trasferimento conoscitivo ulteriore e in grado di incrementare la cultura e la preparazione degli studenti.

La vita dello studente è scandita da esami, ma lui vive con il pensiero fisso di studiare per imparare, per avere cultura e conoscenza, non solo per superare una prova finalizzata all’ingresso in un college o in un ateneo universitario, anche se quest’ultima motivazione rappresenta il “motore” con cui uno studente si approccia alla scuola e prosegue il proprio percorso scolastico.

Come Funzionano i Club Scolastici Giapponesi

I club scolastici giapponesi interessano delle attività a cui gli studenti possono prendere parte dalle ore 15-16 del pomeriggio, dopo che tutte le lezioni sono terminate.

Vi sono club sportivi, ma anche di altro genere, come ad esempio club che insegnano il giardinaggio, la letteratura, la cucina o l’informatica.

Quando l’attività termina, se lo studente non ha il dopo scuola serale, potrà ritornare a casa, in caso contrario dovrà invece fermarsi a scuola.

Da tradizione, esistono anche club molto speciali, come quello relativo alla preparazione del the o quello che prevede la pratica e l’insegnamento delle arti marziali.

La gerarchia è presente anche all’interno dei club, distinguendo i ruoli tra “senpai” e “kohai”, ovvero tra un soggetto anziano e uno più giovane. La distinzione è anche visiva, identificata da colori che appaiono sulle divise.

Il senpai appare come un insegnante e come tale deve ricevere il rispetto del kohai (un esempio lo si ha nel famoso film “Karate Kid” oppure “Il Ragazzo dal Kimono d’Oro”, quando l’anziano maestro karateka prende sotto la sua ala protettiva il giovane che voleva imparare a praticare arti marziali).

La gerarchia è accentuata anche dal fatto che appena un giovanissimo entra nel club, non viene ammesso subito agli allenamenti, ma per i primi tempi si mette a disposizione della palestra, sistemando e tenendo in ordine il materiale e l’ambiente di allenamento.

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